Violenza sul personale sociosanitario, emergenza infinita
Giornata nazionale contro la violenza sul personale sanitario e sociosanitario, un’emergenza infinita: ho promosso un evento alla Camera dei Deputati.
Urgenza del riconoscimento dell’importanza di tutte le professioni sociosanitarie e uniformità sull’intero territorio nazionale – superando alcune delle criticità presenti nel Titolo V della Costituzione – nei percorsi professionalizzanti e nelle tutele lavorative.
L’iniziativa
Questi i punti salienti emersi nel corso di “Meritiamo rispetto”, l’evento che promosso alla Camera dei Deputati, mercoledì 12 marzo, in occasione della “Giornata nazionale contro la violenza sul personale sanitario e sociosanitario”. Insieme a me sono intervenuti Antonio Squarcella, Responsabile segreteria SHC, Saverio Proia, consulente per le professioni della salute, Angelo Minghetti, Responsabile segreteria MIGEP, Marco Cristian Vitiello, vicepresidente SIPLO, Società Italiana Psicologia del Lavoro e dell’Organizzazione, Angelo Lucarella, giurista, già vicepresidente della Commissione Giustizia MISE, Gianni Cara, Presidente dell’Università internazionale della Pace delle Nazioni Unite.
I dati
Più che allarmanti i dati presentati: ogni anno si contano 2.500 infortuni derivanti da aggressioni al personale sanitario, con 25mila segnalazioni di episodi di violenza fisica o psicologica. Di questi, il 3% riguarda i medici, i restanti coinvolgono infermieri e OSS, con un’incidenza tripla rispetto ad altri settori lavorativi. Le aggressioni e le intimidazioni fisiche e psicologiche sono una vera e propria piaga che, vale la pena ricordarlo, rappresenta la prima motivazione di fuga all’estero di tanti nostri giovani professionisti. Questi episodi sono aumentati del 38% negli ultimi cinque anni, dove il 42% degli operatori, in larga maggioranza donne, dichiara di essere stato vittima di almeno una aggressione. Tra le cause principali ci sono il sottodimensionamento degli organici, che genera lunghe attese nei reparti e nei pronto soccorso, e la mancanza di adeguati sistemi di sicurezza e sorveglianza. Dal 2020, anno in cui è stata istituita questa Giornata, sono state previste varie misure per far fronte alla situazione, tra cui l’estensione dell’Articolo 583-quater del Codice Penale anche per le lesioni gravi e gravissime contro gli operatori sanitari, la procedibilità d’ufficio se ci sono le aggravanti delle minacce, la possibilità per le strutture sanitarie di prevedere protocolli operativi con le forze di polizia per garantire un loro tempestivo intervento. Purtroppo questi strumenti non si sono rivelati sufficienti a contrastare un fenomeno insopportabile. Servono interventi strutturali e più risorse per reclutare nuovo personale in modo da avere più tempo per la cura dei pazienti e meno attese nei pronto soccorso e nei reparti, per assumere personale di sicurezza, con particolare attenzione ai reparti più a rischio, come quelli psichiatrici, per rafforzare la sanità sul territorio.
Riconoscimento per gli OSS
In questo contesto, diventa ancora più importante e urgente giungere a un riconoscimento professionale per gli OSS – sul quale sono impegnata, in stretta collaborazione con le associazioni e le rappresentanze sindacali di categoria – professionisti che operano in tantissimi settori sanitari con un ruolo che diventerà sempre più importante nei prossimi anni nei processi di cura e presa in carico delle persone. Tutte queste figure, dunque, non possono essere lasciate sole a operare in un clima di costante paura.